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» » » » » » » » » » » » » » » » » » » » Ucraina: un Paese lacerato alla nascita


Lo scorso novembre 2013 l'Ucraina inizia a fare capolino nelle nostre vite, quando cominciano le proteste dei manifestanti ucraini filoeuropeisti
in Majdán Nezaléžnosti, ovvero Piazza dell'Indipendenza – dove, per la precisione, è Majdán a significare piazza. A portarli in piazza è la sospensione da parte del governo filorusso di Viktor Janukovyč dei preparativi per la firma di un accordo commerciale con l'UE. Dopo quattro mesi, l'Ucraina, Kiev e la Crimea ci sembrano familiari come mai prima d'ora. Nel mezzo, una violenta e sanguinosa repressione delle proteste da parte del governo di Janukovyč e la sua destituzione, la liberazione di Julija Tymošenko – uno dei simboli dell'opposizione – e l'assegnazione delle cariche di presidente ad interim a Oleksander Turčinov e di premier ad Arsenij Jatsenjuk, entrambi suoi collaboratori, l'occupazione di basi militari ucraine in Crimea da parte della Russia di Vladimir Putin, un referendum con cui la provincia autonoma della Crimea ha votato a favore dell'annessione alla Federazione Russa – giudicato illegale dalla comunità internazionale ma ratificato da Putin –, le sanzioni di USA e UE contro Mosca e, nelle ultimissme ore, il decreto emanato da Putin con l'ordine di adeguare la struttura amministrativa della Crimea a quella russa.

Ma come è arrivata l'Ucraina a questo tiro alla fune tra la Russia e l'Occidente? Per quale motivo Mosca si è sentita legittimata ad occupare militarmente la Crimea? Cosa ha portato la popolazione della penisola a votare con una larghissima maggioranza a favore dell'annessione alla “Grande Madre Russia”?

Negli ultimi mesi l'Ucraina si è rivelata ai nostri occhi come un Paese diviso tra Occidente ed Oriente, tra Europa e Russia, quasi una nuova Germania – ma senza muro, per ora. Questa situazione sembra inevitabile se si prendono in considerazione la posizione geografica strategica di questo grande Paese, incastonato tra l'Europa orientale e la Russa e affacciato sul mar Nero, la storia travagliata di un Paese troppo spesso soggetto a dominatori interessati a spartirsi il “granaio d'Europa” e la composizione etnica della sua popolazione, costituita soprattutto da ucraini ma caratterizzata da diverse minoranze, la più numerosa delle quali è quella russa.

Già nel XIII secolo l'Ucraina, allora principato indipendente di Kiev, veniva invasa dai mongoli e poi smembrata, nel XIV secolo, tra Polonia e Lituania, quasi liberata dai Cosacchi e nuovamente sottoposta al dominio russo, polacco e turco nel XVII secolo e poi interamente russo, nel XVIII. Da allora, a fasi alterne di violenta e sanguinosa resistenza, lo Stato ucraino è stato sottoposto al dominio sovietico fino al 1991, quando il collasso del regime comunista e la fine della Guerra Fredda hanno reso possibile la proclamazione dell'indipendenza ucraina sancita da un referendum. 

Se è vero che una lingua rivela la cultura di cui è portatrice, la situazione linguistica dell'Ucraina sembra una perfetta fotografia della situazione ucraina. Sintesi ed esemplificazione della condizione del Paese, che la semplifica senza sminuirla, la situazione linguistica rivela quanto profondamente la divisione politica che ogni giorno ci viene mostrata sia, prima di tutto, una divisione culturale della quale l'Ucraina è impregnata fin dalle sue origini. La lingua ufficiale è infatti l'ucraino, parlato essenzialmente nelle regioni occidentali e simbolo delle rivendicazioni indipendentiste e nazionaliste dell'etnia ucraina, ma è molto diffuso anche il russo, parlato sopratutto nelle regioni sud-orientali e in Crimea dove si concentra la minoranza russa, mentre Kiev, e in generale le città principali, sono essenzialmente bilingue. Le due lingue, sbocciate entrambe insieme al bielorusso e al ruteno dalle lingue slave orientali e per questo simili tra loro, non sono soltanto uno strumento di comunicazione, ma l'uso dell'una o dell'altra ha un significato ben preciso. Il russo, infatti, per la popolazione di etnia ucraina rappresenta la lingua imposta dal dominatore sovietico, mentre l'ucraino – sopravvissuto soprattutto nelle campagne e per questo in parte segno di appartenenza alle più umili classi sociali – costituisce un importante strumento di emancipazione e di autodeterminazione. Proprio questo ruolo della lingua ucraina l'ha consacrata come lingua ufficiale dopo l'indipendenza ottenuta nel 1991, a discapito però, questa volta, di quella minoranza russa in nome della quale oggi Mosca si è ritenuta in diritto di occupare la Crimea.

La lacerazione che caratterizza l'Ucraina di Euromaidan e del referendum popolare in Crimea è quindi intrinseca alla natura stessa di un Paese diviso per natura, storia e cultura, e la situazione odierna non è che il frutto di un problema ben più antico e più complesso di quello che ci viene mostrato quotidianamente.


Credit foto: da Il Fatto Quotidiano

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