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» » » » » » » » » » » » » » » Made in Italy, bye bye! Ecco tutte le società italiane finite in mani straniere



Dopo l'annuncio che il famoso marchio di divani FRAU è passato in mani straniere, la mia inchiesta va a ripercorrere tutte le più importanti cessioni di marchi Made in Italy alle più floride multinazionali estere. Con mio forte rammarico.

I marchi presenti nei due collage qui sopra sono dei rispettivi proprietari.
Come puoi vedere nelle due immagini, i grandi marchi italiani famosi - non si sono presi in considerazione anche le floride realtà medio-piccole - volati all'estero sono davvero tanti.


Marchio
Prodotti principali
Nazionalità
dei soci di maggioranza

Marchio
Prodotti principali
Nazionalità
dei soci di maggioranza
Frau
Arredo
USA
Buitoni
Alimenti
SVIZZERA-ITALIA
Ducati
Moto
GERMANIA
Algida
Gelati
ANGLO-OLANDESE
Lamborghini
Auto di lusso
GERMANIA
Parmalat
Latte
FRANCIA
Sergio Rossi
Lusso
FRANCIA
Perugina
Dolciumi
SVIZZERA
R. Ginori
Lusso
FRANCIA
Motta
Dolci
ITALO-SVIZZERA
Gucci
Alta moda
FRANCIA
Pernigotti
Dolciumi
TURCHIA
Fendi
Alta moda
FRANCIA
San Pellegrino
Bevande
SVIZZERA
Acqua di Parma
Alta moda
FRANCIA
Peroni
Birra
INGHILTERRA
Pomellato
Gioielli
FRANCIA
Bertolli
Olio
SPAGNA
Dodo
Gioielli
FRANCIA
Carapelli
Olio
SPAGNA
Bulgari
Lusso
FRANCIA
Sasso
Olio
SPAGNA
Atala
Cicli
OLANDA
Santa Rosa
Confetture
ANGLO-OLANDESE
Zanussi
Elettrodomestici
SVEZIA



Valentino
Alta moda
FRANCIA
Antica Gelateria del Corso
Gelati
SVIZZERA
Come puoi notare dal riquadro, da me creato, le aziende alimentari italiane, poste alla destra in tabella, sono finite nelle mani di multinazionali svizzere (Nestlè), anglo-olandesi (Unilever), spagnole e turche.
 I marchi italiani, punte di diamante da sempre nel mondo del mercato del lusso, sono stati spartiti da due concorrenti multinazionali francesi:
1) Kering - a cui fanno riferimento Bottega Veneta, Gucci, Yves Saint Laurent, Sergio Rossi, Pomellato, Dodo, Richard Ginori...
2) LVMH - a cui fanno capo una miriade di marchi molto famosi tra cui: Louis Vuitton, Fendi, Bulgari, Kenzo, Acqua di Parma, Dior, Marc Jacobs, Emilio Pucci (altra azienda italiana)...

In un mondo oramai globalizzato non deve spaventare vedere marchi italiani in mani straniere, non tanto per non essere additati come protezionisti, bensì, perchè in queste operazioni, generalmente, si vendono i marchi e i pacchetti di maggioranza ma all'interno di quelle aziende continuano a lavorare, a tutte le mansioni, italiani. 
Il problema inizia a sorgere però, non tanto nel momento in cui non si vede più sbandierare il tricolore italiano in questi stabilimenti, ma nell'istante in cui viene spostata la produzione all'estero con conseguenti perdite di posti di lavoro e di entroiti in termini di tasse.
La grande creatività italiana ha portato in un secolo alla nascita di apprezzatissimi marchi in tutti i settori; questi stessi marchi da qualche anno stanno convolando a nozze con imprenditori fino ad un attimo prima maggiori concorrenti, nell'indiferrenza dello Stato italiano. Il quale Stato invece dovrebbe avere interessi perlomeno economici a che tali eccellenze rimangano all'interno del territorio italiano.
Un altro dei motivi per cui, ahimé, è da riformare la classe politica dirigente prima che sia troppo tardi.




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